Roberto Innocenti
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due parole spese da altri


Roberto è una persona speciale.
Lo conosco da molto tempo, siamo amici. Ma non dico di tutti gli amici che sono speciali.
Roberto fa una vita pesante, contemporaneamente fascinosa e noiosissima. La gran parte del tempo la passa al suo studio, dove tutti i giorni puntualmente si reca, dove, chiusosi la porta sul mondo reale alle spalle, ne apre un'altra sul suo mondo fantastico.
Il suo studio è piuttosto piccolo, situato non a caso in via Degli Artisti. Dalla sua finestra, di fronte alla quale è il tavolo su cui lavora, si vedono alberi e lo scorcio della strada interna, pochissime macchine, poco rumore, poco transito dì gente. E tutti i giorni lui, come un impiegato qualsiasi, arriva e si mette al tavolo. Lo studio è pulito e razionalmente arredato con poche necessarie suppellettili. La luce, che capirete non è cosa da poco col mestiere che fa, è buona, accuratamente tarata in gradi kevin per non avere aberrazioni cromatiche nel passaggio dall'originale alla stampa.
Si mette seduto e con il tavolo apparecchiato del poco necessario: una riga, la matita, la gomma, pennelli e acquerelli, costruisce delle tavole che lasciano allibiti.
Intendiamoci non ci mette poco. Non è possibile arrivare a quel dettaglio a quella perfezione buttando giù uno schizzo; comunque dati i risultati, si può dire che è anche un esecutore molto veloce.
Quello che colpisce nel suo modo di lavorare è la serietà e il rigore. Dipingendo e disegnando, si creano mondi, realtà esclusive di cui si è i soli padroni, è molto facile indulgere, trovare scorciatoie, schematizzare, evitare le difficoltà insomma.
Roberto non lo fa. Ha un rigore filologico e iconografico da regista viscontiano, scommetto che se potessimo aprire i cassetti di qualche illustrazione di rosa Rianca (Rose Weiss in originale) ci troveremmo degli scellini e non una qualsiasi rondella di metallo. Non parliamo poi della resa dei personaggi, delle scenografie, delle inquadrature. Questa diffusa qualità la dice lunga sulle capacità di Roberto: capacità di disegnatore certo, ma soprattutto capacità di immaginazione, di comprensione; sensibilità e, in ultima analisi, intelligenza.
Come dicevo Roberto è una persona speciale, complessissima: è cortese e disponibile, ma fermo nei propri principi; apparentemente sbadato, ma puntuale come la Treccani su ciò che gli preme; di modi semplici, si direbbe un tipo alla buona, è invece aristocratico e profondo nei pensieri, nelle scelte e nei giudizi; intelligentemente umile, nel modo in cui lo può essere un artista, è contemporaneamente assai consapevole delle proprie capacità, del proprio mestiere sopraffino.
Ma parlare bene di Roberto illustratore è fin troppo facile; quello che stupisce è che i suoi scritti facciano lo stesso effetto delle sue tavole. Come dice lui stesso non si sente uno scrittore ".. .La ragione per cui non faccio lo scrittore ma l'illustratore è appunto questa: nelle parole mi ci perdo, nelle figure invece, mi ci trovo..." Ma è poi così diverso essere pittori, letterati, cineasti e così via. Può darsi che una natura creativa si connoti con le opportunità che le propone il caso imponderabile che determina il percorso e fa imboccare una via espressiva piuttosto che un'altra. Sono sicuro che Roberto potrebbe essere un regista o uno scultore o un architetto di livello pari a quello a cui è arrivato come illustratore perché la qualità è nella persona intera e non in una sua parte. Come scrittore Roberto è acuto, intelligente, non evita le difficoltà, non schematizza, non è banale o superficiale e ha molte idee. In pratica quando scrive si comporta come quando disegna.
Questi pochi testi sono degli schizzi, il suo primo tentativo di aprire un'altra porta su un altro mondo. Diamo tempo al tempo e vedrete che anche la sua vena narrativa troverà la pienezza di quella raggiunta nelle illustrazioni. E poi è anche vero che uno si secca di raccontare storie altrui quando ne ha di proprie.

Eugenio Cecioni

 

Come tutti i grandi illustratori Roberto è in primo luogo un narratore. Anni or sono, a proposito della differenza fra pittura e illustrazione, ha affermato: «Se io fossi un pittore non so bene che cosa farei, certo mi mancherebbe molto la possibilità di raccontare e di trovare il linguaggio per comunicare; non faccio quadri ma illustro storie perché preferisco raccontare e quindi scegliere un codice non privato. Per me la differenza è tutta nel codice». Quindi il narrare o, ancor meglio, il commentare, l'interpretare un testo. Quando nel 2000 lavoravo al mio Libri illustrati: come sceglierli? rimasi colpito da una coincidenza non certo casuale. A distanza di quarantanni l'uno dall'altro due grandi maestri come Gustavino e Innocenti si esprimevano con parole molto simili attorno al loro operare. Il primo sottolineava come l'illustratore non dovesse sprecare «la sua attività a ripetere il testo dove la sua perfezione renda superfluo il fiancheggiamento di equivalenze grafiche; ma riserbi il suo compito a colmare i silenzi, le lacune, le reticenze della parte letteraria». Roberto dal canto suo, diceva: «Io preferisco sottolineare i vuoti della storia per riempire questi spazi con annotazioni che sembrano marginali ma che preparano il terreno ad altre situazioni». Da ciò nasce un operare, attentamente meditato e rigorosamente portato avanti nel corso del tempo. Si può dire che tutto il suo lavoro altro non sia che un continuo confronto con il testo e le storie. Innocenti ha infatti confessato, in più di un'occasione, come si trovi a suo agio con quelle vicende dove l'autore lascia spazi ampi e indefiniti al pennello dell'artista (ed è certo il caso della felicissima parsimonia descrittiva di Collodi) o dove un piccolo accenno, in apparenza secondario, può dare il la a sottolineature, accenti diversi, pronti però a farsi altro. Perché in Roberto le storie sono sempre due (e forse anche di più). Ve n'è sempre una che chiamerei parallela, piuttosto che secondaria. Sarà compito del lettore scoprirla e dipanarla. E ciò accade anche quando è lo stesso Innocenti ad aver scritto il testo o comunque ad aver ideato il racconto. IL suo segno paziente e minuto, attento e calibrato, il suo indagare quasi da archeologo riserva sempre piccole e grandi sorprese, continui particolari e accenti, sussurri, bisbigli che si svelano pian piano. Anche perché Roberto ben conosce l'essenza della fiabe classiche, sa che - come disse Calvino - sono vere, «il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna». E da qui, credo, nascano anche la straordinaria forza poetica, l'intatto, rigoroso impegno civile e, quando occorre, una costante nota di ironia. Come nel caso della copertina di questo catalogo dove il tema di un Cappuccetto Rosso di imminente uscita viene efficacemente coniugato con quello della privacy. E vien da pensare, a tal proposito, che in questa mostra la scelta delle immagini sia, in analogia con La tavola, una sorta di esame, da capo a piedi, del lavoro di Roberto.

Walter Fochesato

Roberto Innocenti ©2014